I protagonisti del calcio olandese - Roy Makaay, el Pistolero


Un lunedì mattina, con il fare risoluto che lo ha contraddistinto in tutta la carriera da calciatore, si è presentato nell'ufficio dell'allora direttore tecnico del Feyenoord, Leo Beenhakker, e si è seduto alla sua scrivania per comunicare la sua intenzione di lasciare il calcio giocato.
Dopo un totale di 309 reti in 628 partite giocate con le maglie di Vitesse, Tenerife, Deportivo la Coruna, Bayern Monaco e Feyenoord, El Pistolero o, per dirlo come lo avevano soprannominato i tifosi del Bayern Monaco, Das Phantom, il fantasma, ha gentilmente declinato l'offerta del Vitesse, club che lo ha lanciato nel calcio che conta.

Esploso ad Arnhem, dove giocava come attaccante in un classico 4-4-2, Roy Makaay ha impiegato pochissimo tempo a mostrare il suo killer instinct in area di rigore.
Si invaghì di lui, all'epoca, Louis Van Gaal, che fece di tutto per averlo all'Ajax.
Il ventiduenne Roy però, che da sempre era tifoso del Feyenoord, non esitò un attimo nel dichiarare che Van Gaal gli stava antipatico e che piuttosto che andare ad Amsterdam, dove si era appena alzata al cielo la Coppa dei Campioni, preferiva prendere un volo verso il caldo della Spagna, accettando il trasferimento al Tenerife, onesta squadra di mestieranti che navigavano in acque sicure nella Liga, sfruttandola come trampolino per il salto nel più importante Deportivo la Coruna.

Durante le cinque stagioni in terra iberica, Makaay segnò 96 goal, di cui 34 in una sola stagione.
In quell'anno, da capocannoniere più prolifico d'Europa, vinse la Scarpa d'Oro e, grazie ad una eccezionale prestazione durante una sfida di Champions League tra il Depor e il Bayern Monaco, la squadra galiziana si impose per 3-2 all'Olympiastadion.
I dirigenti del club bavarese, demoliti da quell'attaccante, ruppero immediatamente gli indugi e staccarono al Deportivo La Coruna un assegno di quasi 20 milioni di Euro per portarsi a casa il calciatore che faceva gola a mezza Europa.
In Baviera la sua media realizzativa, se possibile, migliorò ulteriormente. Le quattro stagioni in Bundesliga, durante le quali il Bayern vinse due volte il campionato e altrettante volte la Coppa, videro l'attaccante olandese andare in rete 102 volte in 178 partite.

Con l'età che avanza e i contemporanei arrivi di Luca Toni e Miroslav Klose, l'attaccante decide di cambiare aria e, alla scadenza del contratto con il club di Monaco di Baviera, gli brillano gli occhi quando dall'Olanda arriva l'offerta della squadra dei suoi sogni.
Bert Van Marwijk spinge per avere in una rosa esperta come quella del Feyenoord un attaccante come Makaay, entusiasta di giocare finalmente con la maglia del Rotterdammers. L'idillio dura solo un anno, giusto il tempo di segnare 20 goal in 33 partite, perchè di mezzo si mette l'offerta da parte della KNVB, che vuole Van Marwijk come commissario tecnico della nazionale olandese.
L'allenatore nato a Deventer non può dire di no e così sulla panchina del De Kuip arrivano Gertjan Verbeek prima, e Mario Been poi. Entrambi non vedono un gran futuro per il Pistolero, abituato a segnare raffiche di goal (anche se in nazionale non ha mai brillato: solo 6 reti in 43 apparizioni). Essere relegato in panchina sarebbe uno smacco, una sofferenza troppo grande da sopportare. 30 goal in 67 partite nelle due stagioni che seguono e poi la decisione di lasciare il calcio, non prima di aver segnato una tripletta contro l'Heerenveen, nella sua ultima partita in Eredivisie.

Rudolphus Anton Makaay, questo il suo nome per intero, si vede prima offrire un ruolo di osservatore e poi di tecnico delle giovanili del Feyenoord.
Rimarrà, comunque, nella storia per aver segnato il goal più veloce della storia della Champions League (dopo soli 10 secondi, siglò con il Bayern una rete importantissima contro il Real Madrid).

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