L'Ajax spreca e cade a Glasgow contro il Celtic. Il cammino europeo dei Lancieri ora è compromesso


Una gara da vincere a tutti i costi. L'aveva descritta così, Frank de Boer, la partita del Celtic Park di ieri sera, nei giorni che avevano preceduto la sfida di Champions, decisiva per mantenere acceso un lumicino di speranza per il passaggio del turno.
Dopo essere stati schiaffeggiati dal Barcellona e rapinati dal Milan, i biancorossi di Amsterdam sono arrivati a Parkhead, l'area di Glasgow dove sorge lo stadio, con la convinzione di poter fare la partita e vincere, andando contro i numeri e la storia calcistica recente: Celtic Park, infatti, è una vera e propria fortezza e, nell'ultimo faccia a faccia (risalente al 2001), gli scozzesi si sono imposti per 3 a 1, mentre l'Ajax, al giorno d'oggi, dall'inizio della stagione non ha ancora vinto una partita in trasferta.

Niklas Moisander viaggia con la squadra ma resta fuori dal gruppo di 18 giocatori che si dividono tra campo e panchina. In difesa, così, De Boer deve scegliere due uomini tra Veltman, Denswil e Van der Hoorn, optando per i primi due, con l'ex Utrecht che si accomoda in panchina. Nel tridente offensivo, tutto di stampo scandinavo, viene confermato Lucas Andersen, che agisce sulla fascia opposta rispetto a quella di Fischer, mentre il terminale è l'islandese Sigthòrsson.
In casa Celtic pesa l'assenza di un giocatore importante come Commons. Lennon è costretto a schierare un centrocampo combattivo per arginare il giro-palla degli avversari, ma sin dai primi minuti, i ragazzi di De Boer cercano di imporre il proprio gioco, organizzando una fitta rete di passaggi allo scopo di innervosire la squadra di casa e trovare un varco tra le linee della formazione di casa.
La prima occasione, arrivata dopo circa mezz'ora di gioco, manco a dirlo, è per gli olandesi, che vanno vicinissimi al goal con l'uomo più inatteso: Christian Poulsen, infatti, sugli sviluppi di un calcio di punizione di Fischer, dopo una deviazione di un compagno, calcia di prima intenzione verso la porta di Forster, salvato solo dal palo che ribatte impietosamente il tiro del centrocampista danese.
A tempo quasi scaduto, però, arriva la doccia fredda per l'Ajax. La difesa non libera a dovere su di una azione offensiva del Celtic e, con i padroni di casa che insistono, Denswil commette l'ingenuità che costa caro alla sua squadra, atterrando Anthony Stokes al limite esterno dell'area. L'arbitro croato Bebèk non può che fischiare il rigore, che Forrest, idolo di casa, trasforma egregiamente senza lasciare speranze a Cillessen.

In attesa del rientro in campo delle due squadre, durante l'intervallo la scena viene rubata dai tifosi dell'Ajax, che si distinguono non certo per la loro correttezza, attaccando gli innocenti steward e sradicando alcuni seggiolini del settore ospiti.
Un brutto episodio che rende ancora più amara la trasferta scozzese degli ajacied.
Anche nel secondo tempo, la squadra che prende di più l'iniziativa è l'Ajax: Serero sbaglia una ghiotta occasione al 50' e, appena sessanta secondi dopo, Beram Kayal radoppia il vantaggio dei bohys con una conclusione dalla distanza che viene deviata da Denswil, protagonista di una gara davvero sfortunata.
Il goal scotta, anche perchè, come dichiarato nel post-partita da De Boer, "dopo aver dominato la gara, è dura tornare a casa a mani vuote". La squadra di Amsterdam attacca a testa bassa in cerca di un improbabile capovolgimento del risultato: prima Sigthorsson, poi De Jong e Serero, sbagliano incredibilmente a tu per tu con Forster.
Solo nel finale, quando il Celtic è costretto ad arroccarsi con un uomo in meno per via dell'espulsione diretta di Biton, reo di aver commesso un brutto fallo su Serero, l'Ajax trova la rete grazie a Schone, autore di una bella (e finalmente precisa) conclusione dalla distanza.

L'appuntamento per la rivincita è fissato tra due settimane ad Amsterdam, ma l'Ajax, ora, avrà bisogno di un vero e proprio miracolo per continuare il proprio cammino in Europa.
Frank de Boer, pur ringraziando i suoi giocatori per quanto dato, dovrà lavorare necessariamente per ritrovare la propria squadra, decisamente malmessa in questa prima fase di stagione (vedi l'involuzione di Fischer). 
Al suo pari, sarà chiamato ad un duro lavoro anche Marc Overmars, direttore sportivo dei Lancieri: che senso ha, a posteriori, cercare di rivalutare Bojan o finalizzare l'acquisto di Mike van der Hoorn, pagato 4 milioni e poi lasciato in panchina per preferirgli Veltman e Denswil? Non sarebbe stato meglio, a questo punto, investire la stessa cifra per portare ad Amsterdam Virgil van Dijk, passato in estate dal Groningen al Celtic ed autore di una ottima gara?

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