Quale sarà il futuro dell'Olanda?


Dopo le due inopinate sconfitte subite dalla nazionale olandese, ad opera di Islanda e Turchia, viene da chiedersi che fine abbia fatto la squadra che, negli ultimi due Mondiali, aveva ottenuto un secondo ed un terzo posto.
Nel corso del 2015 gli Oranje sono riusciti nell’impresa di perdere la metà delle gare disputate, evento inconsueto da queste parti. Per ritrovare un’annata più drammatica di quella corrente occorre risalire fino al 1999, anno di preparazione all’Europeo di casa, quando la nazionale guidata da Frank Rijkaard riuscì a collezionare, in nove partite, due sconfitte e sette pareggi.

Hiddink ha esordito alla guida della nazionale con 4 sconfitte in 5 gare esattamente come aveva fatto nella sua precedente esperienza nel lontano 1995. In quell’occasione gli Oranje riuscirono comunque a qualificarsi per Euro ’96, sebbene quella spedizione fu piuttosto negativa. Le sue dimissioni hanno visto salire al potere Danny Blind, con un anticipo di qualche mese rispetto a quanto concordato con la KNVB.
La musica non è cambiata e l’ex capitano dell’Ajax ha inanellato due pesanti sconfitte. Danny Blind si è preso le colpe dopo la batosta subita contro la Turchia, sebbene gli errori individuali siano stati la vera causa di questo fallimento. Il primo gol è arrivato dopo una ripartenza dei turchi con i due centrali difensivi (de Vrij e Bruma) indecisi su chi doveva prendere Oguzhan Ozyakup. Stefan de Vrij, in nazionale, appare il lontano parente del centrale difensivo della Lazio ed ha dimostrato di non avere la capacità di leadership nel reparto arretrato. La presenza di Ron Vlaar al centro della difesa dava più sicurezza all’ex difensore del Feyenoord che oggi, a suo malgrado, si trova come compagno di reparto l’impresentabile Bruno Martins Indi. Contro la Turchia il difensore del Porto era squalificato ma Bruma non gli ha dato quella tranquillità necessaria per dirigere al meglio il pacchetto arretrato. La seconda rete è nata da un altro errore in fase difensiva con Daley Blind che si è fatto soffiare, con troppa facilità, una palla da Arda Turan. Per il neo centrocampista del Barcellona è stato un gioco da ragazzi realizzare il gol che, di fatto, ha spaccato in due la partita. Un errore questo avvenuto nel momento più importante della gara e che ha spezzato le gambe dei poveri olandesi, ormai diventati parodia di se stessi. Sul terzo gol è giusto stendere un velo pietoso dal momento che l’intera difesa sembrava essere finita lì per caso.

Ma è giusto dire che l’Olanda è arrivata al capolinea. Robin van Persie, dopo il meraviglioso gol alla Spagna a Brasile ’14, è scomparso dai radar delle difese di tutta Europa. Robben si trova a lottare più con i suoi muscoli di seta che non con i difensori avversari. Sneijder è un faro nella tempesta perfetta che ormai non fa più luce. La qualità in mezzo al campo si chiama Kevin Strootman, ma per il centrocampista giallorosso la carriera sembra destinata a chiudersi a breve. Siamo di fronte ad una situazione simile al post Europa ’80. Un plotone di campioni giunti alla fine della loro carriera. Occorre ricostruire con il coraggio che all’epoca ebbe Kees Rijvers, lanciando diciottenni del calibro di Gullit, van Basten, Rijkaard, Vanenburg e Koeman, solo per citarne alcuni. Gli Oranje, anche per strane combinazioni, saltarono due Mondiali ed un Europeo, ma nel 1988 ottennero il primo e unico trofeo della loro storia. Certo, di giovani come i tre tulipani del Milan, non ce ne sono, ma comunque occorre avere coraggio di ricostruire. Negli ultimi trent’anni l’Olanda ha avuto solo due veri “numeri9”: Marco van Basten e Ruus van Nistelrooy, con Kluivert e van Persie più mezze punte che frombolieri, anche se le statistiche potrebbero dire il contrario. Allo stato dell’arte l’Olanda non è fuori da Euro 2016 ma il suo destino è nelle mani della Turchia, troppo poco per una squadra che 15 mesi fa stava per giocarsi la finale mondiale.

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