L'Olanda raggiunge la sua terza finale mondiale

« Io ne ho ... viste di cose, che voi umani non potreste immaginarvi.
L'eterno Gio Van Bronckhorst, trentacinque anni, centocinque partite in nazionale e cinque goal, far partire un missile destinato all'angolino alto della porta di Fernando Muslera, con buona pace dell'effetto Jabulani...
e ho visto Sneijder e Robben scambiarsi colpi nella battaglia per il pallone d'oro, scardinando un orgoglioso Uruguay, privo del più olandese dei suoi giocatori: Luis Suarez.
E tutti quei momenti non andranno perduti nel tempo,
come le lacrime nella pioggia.
È tempo ... di vincere. »

Trentadue anni dopo la finale del mondiale 1978 contro l'Argentina padrona di casa, la nazionale olandese torna a giocare l'ultima partita della più importante manifestazione calcistica internazionale. Il traguardo, soltanto visto da lontano da giocatori del calibro di Kees Kist, Ruud Gullit, Rob de Wit, Marco van Basten, Dennis Bergkamp, Ronald Koeman, Frank Rijkaard e sfiorato, più di recente, dai vari Stam, Seedorf, Davids e Van der Sar, è stato tagliato grazie allo sprint dei due uomini-simbolo di questa Olanda: Arjen Robben e Wesley Sneijder, gioia (di Van Marwijk, Van Gaal e Moratti) e dolore (di Florentino Perez) del mondo pallonaro attuale.
Nella loro corsa al pallone d'oro, i due si sono rivelati decisivi per la propria nazionale almeno quanto per i loro club durante tutta la lunghissima stagione, culminata con la finale di Champions League di Madrid.
Come già detto, onore all'Uruguay, mai domo e determinato a giocarsela fino all'ultimo. La squadra di Tabarez ha messo a tratti alle corde la nazionale in completo arancione, raggiungendo il pareggio nel corso del primo tempo con un tiro da lunga distanza di Diego Forlan (deviato da Heitinga?). Da quel momento in poi, l'Olanda ha manifestato le proprie paure, quelle di trasformarsi nuovamente in quella squadra "bella ma inconcreta", che riesce a segnare valanghe di gol in amichevole ma che si dimostra incapace di arrivare al dunque. A cacciare via i fantasmi, allora, ci ha pensato Bert Van Marwijk, sostituendo un acciaccato De Zeeuw con Van der Vaart e trasformando, di fatto, il collaudato ed inflazionato 4-2-3-1 in un offensivissimo 4-1-4-1 nel quale i "fab four" Sneijder, Robben, Van Persie e, appunto, Van der Vaart, affiancati dall'imprescindibile Kuijt, sono riusciti ad esprimersi al meglio, schiacciando gli avversari fino a raggiungere nuovamente il vantaggio. Poco conta, allora, il flipper tra le gambe dei difensori uruguaiani nel momento in cui si nota che Sneijder ha appena segnato il suo quinto goal nella manifestazione, guadagnando un pò di metri su Robben nello sprint finale. Ed in pochi avranno notato che Robben non è uno specialista dei colpi di testa quando, tre minuti dopo il 2-1, si è reso protagonista di un perfetto stacco su cross di Kuijt, costringendo Muslera, impietrito, a guardare la palla insaccarsi alle sue spalle.
Poi ancora fantasmi, con l'Uruguay che si riversa in avanti con la forza della disperazione e trova persino un gol. Ma l'Olanda resiste, è cresciuta. Scaccia via i brutti pensieri e si prepara ad affrontare, in finale, chiunque voglia cercare di toglierle quel titolo che le spetta sin dagli anni 70.

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