Bazoer, l'ADO e il razzismo in Olanda


L'idea di calcio come specchio della società è, oggigiorno, quasi unanimamente riconosciuta. Così, anche in un paese come l'Olanda, portabandiera dei concetti di tolleranza e multiculturalismo, in seguito ai tristi fatti di Parigi è riemersa una forte corrente razzista (in realtà mai del tutto sopita), sfociata in diversi episodi di violenza, sia fisica che verbale. Mentre sui giornali si legge di un attacco ad un centro di accoglienza per i profughi e del tentativo di incendio di una moschea a Rosendal, nel mondo del calcio il diciannovenne centrocampista ajacide Riechedly Bazoer è l'ultima, in ordine temporale, vittima di beceri cori dei tifosi avversari, nello specifico quelli dell'ADO Den Haag, tra l'altro non nuovi a episodi del genere, come ricordato anche da Frank de Boer con un serafico "ormai siamo abituati" ai giornalisti che gli hanno chiesto un giudizio sui supporter avversari.
Durante la partita giocata al Kyocera Stadion, vinta dall'Ajax per 1 a 0, ogni giocata del talentuoso calciatore è stata accompagnata da fischi e ululati, obbligandoci a una triste riflessione sulla reale dimensione di questo fenomeno.

Al di là delle parole di sdegno unanime e del pieno supporto manifestato dalla federcalcio oranje, nel corso degli anni dedita a contrastare il fenomeno della violenza negli stadi e l'antisemitismo serpeggiante in alcuni stadi d'Olanda, il regolamento parla chiaro. "L'arbitro non può tenere d'occhio decine di migliaia di persone, nè può prestare troppa attenzione a quel che succede sugli spalti", ha spiegato un portavoce della KNVB, specificando che "da dieci anni a questa parte abbiamo deciso che la decisione di sospendere la partita viene presa di comune accordo con i calciatori scesi in campo e Bazoer non ha mai chiesto di interrompere il gioco".
Nel gennaio del 2013, dopo diversi inviti a smettere di insultare lo statunitense Jozy Altidore, l'arbitro Wiedemeijer ha sospeso la gara di Coppa d'Olanda tra Den Bosch e AZ Alkmaar, ripresa poi su insistenza dello stesso Altidore, autore di una doppietta nel 5 a 0 finale ed intelligente nell'ignorare gli insulti e le palle di neve lanciate dagli spalti.
Meno serafici si sono mostrati Edwin Gyasi, attaccante ghanese del Roda, che lo scorso agosto ha reagito agli improperi dei tifosi dell'Heracles (sua ex squadra) mostrando il dito medio e rischiando che gli venisse inflitta una squalifica per comportamento non professionale, o Giliano Wijnaldum (fratello di Georginio, centrocampista del Newcastle) arrivato alle mani con alcuni tifosi del Go Ahead Eagles dopo l'ennesima sconfitta patita dai giallorossi.




Stanley Menzo, ex portiere dell'Ajax, interrogato sul caso Bazoer ha detto la sua. "Ho subito insulti e sono stato oggetto di cori razzisti di ogni tipo. Durante la partita l'adrenalina è forte e puoi rimanere concentrato su quello che succede in campo, ma il peggio arriva dopo, quando torni a casa e realizzi l'umiliazione". Lo stesso Bazoer, protagonista della vicenda, ha sostanzialmente confermato quanto detto da Menzo: "Ero concentrato sulla partita. Ho sentito gli insulti e ho informato l'arbitro della cosa, ma non ho mai pensato di uscire dal campo. Non capisco come sia possibile che nel 2016 possa ancora esistere un problema del genere". 




Oltre alle ovvie e necessarie dichiarazioni ufficiali delle dirigenze (anche quella dell'ADO, in una nota ufficiale, si è detta "sorpresa" di quanto accaduto), con le quali, allo stesso tempo, si condannano e si prendono le distanze da questi episodi, i club hanno deciso di iniziare a contrastare il fenomeno, L'Utrecht, ad esempio, ha bandito a vita l'ingresso ad alcuni tifosi dopo le ripetute offese all'indirizzo di Agyepong, calciatore del Twente. "Questa storia deve finire", ha dichiarato il presidente Frans van Seumeren, dopo che la sua squadra era già finita nell'occhio del ciclone per i vergognosi cori antisemiti intonati durante la sfida contro l'Ajax.
Passando alle vie di fatto, Van Seumeren ha mostrato che si può, si deve, fare di più per prendere le misure a fatti di questo tipo, auspicando una sempre maggiore collaborazione tra dirigenze, federazione e organi di giustizia.


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