La storia del VVV Venlo: i pionieri del calcio professionistico in Olanda




Per lungo tempo, in Olanda, giocare a calcio in maniera professionistica è stato considerato illegale. L'idea di uno sport diventato business era quanto di più lontano potesse immaginarsi e pagare qualcuno per correre dietro al pallone era considerato immorale, quasi al pari di una depravazione.
Nei paesi limitrofi, però, la situazione era ben diversa e tra il 1953 ed il 1954, il calcio olandese si spacca irrimediabilmente in due: da una parte ci sono i fautori del calcio a livello dilettantistico, quello che deve rimanere puro e non essere intaccato dal Dio denaro, mentre dall'altro lato della barricata ci sono i club dissidenti, che non vogliono farsi scappare i propri talenti e, pronti ad offrire dei contratti professionistici e stipendi più che dignitosi, nell'estate del '54 si riuniscono sotto il nome di una nuova federazione, la NBVB.


Così come accaduto per molte squadre, il VVV fu creato, quasi per gioco, da un gruppo di amici desiderosi di giocare al football, il nuovo sport nato in Inghilterra e che presto ha attraversato il mare per diffondersi nel continente.
Dopo i primi, fallimentari, tentativi (De Gouden Leeuw e Valuas possono considerarsi gli antenati del VVV) i ragazzi riunitisi nel Nolensplein, il 7 febbraio 1903, fondarono il Venlose Voetbal Vereniging, squadra che dopo mezzo secolo di vita vissuta sotto traccia, con un atteggiamento low-profile, assunse grande rilevanza durante la "rivoluzione professionistica" degli anni 50.
Furono i dirigenti del VVV Venlo, infatti, a mettere per primi sotto contratto dei calciatori, convinti che un lauto stipendio avrebbe rappresentato una ragione in più per non lasciare i Paesi Bassi e trasferirsi in Belgio o in Francia.
Subito visti come traditori e visionari, gli uomini che capeggiavano il piccolo club giallonero vennero indicati come coloro i quali avrebbero mandato il calcio al macero, anche se, nel frattempo, era cominciato l'esodo dei migliori giocatori dalle società dilettantistiche a quelle pronte a pagare uno stipendio, sia in Olanda che all'estero. La Federcalcio olandese non sembrava trovare soluzioni alternative e così, nonostante il forte contrasto tra club pro e contro la svolta professionistica (tra i quali,  sorprendentemente, c'era anche l'Ajax), il cambiamento si rivelò inevitabile: la KNVB dovette accettare la fusione con la NBVB, dando vita alla prima lega professionstica in Olanda.

Curiosamente, una delle prime partite giocate nella neonata Eredivisie fu quella tra Sportclub VVV 03 (neonata squadra, sorta dalla fusione tra VVV e SC Venlo) e Ajax, disputata allo stadio De Meer di Amsterdam, il 28 novembre 1954.
I mitici ajacidi, tra i quali figurava, in veste di calciatore, anche Rinus Michel, non avevano mai giocato in una lega di professionisti e vennero sconfitti in casa per 3 a 2. 
I tempi erano cambiati e le gerarchie, almeno inizialmente, rovesciate: ora, chi poteva, investiva denaro per accaparrarsi i migliori giocatori. Faas Wilkes, uno di quelli che oggi definiremmo un top player, venne acquistato dal club di Venlo grazie ad una proposta di stipendio dieci volte superiore a quello dei suoi futuri compagni di squadra. Per lui, considerata l'offerta di lavoro, tornare in Olanda dalla Spagna e trasferirsi dal Valencia al VVV Venlo non fu affatto un problema.

Faas Wilkes ai tempi del Valencia. Tutt'ora, l'attaccante olandese è ricordato come una leggenda del club spagnolo.
Presenza fissa nella prima metà della classifica della nuova Eredivisie, il club di Venlo raggiunse l'apice della sua storia nel 1959, con il trionfo per 4-1 in Coppa contro l'ADO Den Haag e con il terzo posto in Eredivisie nel 1961, alle spalle di giganti come il Feyenoord e l'Ajax.
Dopo la straordinaria annata, però, il VVV crollò in seconda serie, senza riuscire più a rialzarsi. L'altalenanza tra prima e seconda divisione caratterizzò gli anni da lì a venire, anche se ogni incontro tra i gialloneri e i top team olandesi è sempre stato molto duro e dal risultato imprevedibile.
Vittima preferita del VVV, infatti, è sempre stato l'Ajax: sconfitto nella sopracitata prima gara tra i professionisti, il club di Amsterdam impattò per 2-2 nella partita inaugurale del De Koel, stadio situato su di una collina nei pressi della città, giocatasi nel 1976.
Gli ajacidi vennero strapazzati nuovamente dieci anni dopo: le due vittorie per 3-0 e 3-1, con le quali il VVV gettò l'Ajax giù dal precipizio (in dialetto, "De Koel" vuol dire proprio "precipizio") nel febbraio e nel dicembre del 1987 rimarranno per sempre scolpiti nella storia del piccolo club di Venlo. Quell'anno il VVV terminò il campionato in quinta posizione, grazie anche ai mai dimenticati Remy Reynierse, Ger van Rosmalen e Stan Valckx.



Negli anni a venire, la tradizione negativa dell'Ajax contro il VVV non si è interrotta. Nel 1994, i biancorossi guidati da Van Gaal vennero sconfitti ancora una volta, nonostante fossero destinati a vincere in Europa senza avere rivali.

Il De Koel, che un tempo era un vero e proprio catino infernale da 20.000 spettatori (per le partite di cartello), oggi è ridotto a meno di 6.000 posti a sedere, anche perchè le ambizioni (e le disponibilità economiche) del club sono decisamente cambiate.
Le ultime stagioni sono state caratterizzate da quel sali-scendi tra Eredivisie ed Eerstedivisie che il VVV Venlo aveva già conosciuto negli anni 60.
Dopo le prime pagine guadagnate grazie a Keisuke Honda ed Ahmed Musa, ceduti a caro prezzo al CSKA Mosca, la speranza di dirigenza e tifosi resta comunque quella di tornare in Eredivisie, magari per levarsi qualche bella soddisfazione, così come avveniva in passato, contro le grandi squadre del campionato.

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