I protagonisti del calcio olandese - Rob Rensenbrink, l'uomo serpente




Spesso nella carriera di un calciatore capitano episodi che influenzano il parere dei critici e dei tifosi nel giudicare lo spessore del calciatore stesso. Un esempio è il caso di Rob Rensenbrink, straordinaria ala sinistra degli anni ’70, forse il migliore della sua epoca in quel ruolo.
Quando si giudica la sua carriera, molta influenza è data dal palo colpito nella finale del Mondiale argentino del 1978 a pochi secondi dal termine del match. Se quella palla fosse entrata, probabilmente lui avrebbe goduto di maggior credito da parte della stampa sportiva e si conoscerebbe molto di più a livello europeo. Ovviamente anche la permanenza nel campionato belga non ha aiutato la sua fama, in un tempo dove non c’erano televisioni e le informazioni sui campionati esteri si limitavano a due-tre pagine di giornale.

Rensenbrink inizia la propria carriera da professionista nel 1965 quando, a 18 anni, veste per la prima volta la maglia del DWS Amsterdam, lesto ad anticipare l’Ajax nell’acquisto di questo promettente ragazzo di Oostzaan. Coi nero-blu di Amsterdam rimane fino al 1969, anno in cui il Bruges lo acquista per 450mila fiorini. Sembrava dovesse finire al Feyenoord per sostituire Coen Moulijn ma Ernst Happel preferì puntare su Franz Hasil, cambiandogli ruolo.
Nelle due stagioni nelle Fiandre (55 partite e 24 gol in Jupiler League) brillano solo in parte le qualità di de slangenmens (l’uomo serpente, soprannome affibbiatoli dalla stampa belga), la cui vera grandezza si rivela una volta avvenuto il suo passaggio all’Anderlecht di Raymond Goethals. In binco-malva rimane 9 anni andando sempre in doppia cifra, eccezion fatta per l’ultima stagione, collezionando la vittoria di due campionati (1971-72 e 1973-1974), quattro coppe del Belgio (1971-72, 1972-73, 1974-75, 1975-76), due Coppe delle Coppe (1975-1976 e 1977-78), due Supercoppe Europee (1976 e 1978) e 260 presenze in campionato condite da 143 gol.

Una squadra fantastica quell’Anderlecht, soprannominato Nederlecht per la massiccia presenza di calciatori olandesi, che poteva contare su elementi del calibro di capitan Van Binst, Duisbaba, Vanderelst, Coeck, Haan e appunto Rensenbrink.

La Coppa delle Coppe del 1976 è il primo trofeo europeo nella storia dell’Anderlecht, arrivato grazie alla vittoria, proprio a Bruxelles, sul West Ham per 4-2 con 2 gol dell’olandese, di cui uno su rigore. Tre mesi dopo viene sollevata al cielo la Supercoppa Europea vinta ai danni di un’altra super-squadra che giganteggiò negli anni ’70 e cioè il Bayern Monaco. Dopo la sconfitta in Baviera per 2-1, i belgi demoliscono lo squadrone capitanato da Franz Beckenbauer per 4-1; anche qui due gol per Rensenbrink che segna il primo e l’ultimo gol nella porta di Sepp Maier.


Il 1977 è anno di digiuno per l’Anderlecht, che manca il bis in Coppa delle Coppe venendo battuto ad Amsterdam dall’Amburgo. Non è una cosa grave visto che l’anno successivo il trofeo torna nella bacheca del club di Bruxelles dopo un perentorio 4-0 nella finale di Parigi ai danni dell’Austria Vienna. Rensenbrink, con l’ennesima doppietta, chiude la gara già nel primo tempo. Qualche mese più tardi arriva anche la seconda Supercoppa Europea, stavolta ai danni del Liverpool di Bob Paisley a cui non riesce la rimonta: dopo aver subito un 3-1 a Bruxelles (il terzo gol è di Rensenbrink), i Reds non vanno oltre il 2-1 ad Anfield Road.

4 finali, 7 gol; niente male per Rob che manca d’un soffio il pallone d’oro: 2° nel 1976 e 3° nel 1978. Non c’è niente da fare, tra Rensenbrink e l’ingresso tra miti del calcio è sempre mancato pochissimo ma a lui, forse non interessa troppo.

Dopo l’Anderlecht, nel 1980 l’uomo-serpente si trasferisce negli States, per la precisione nei Portland Timbers dove realizza 6 reti in 18 partite ma è una scelta di cui Rob, in seguito, si pentirà visto che all’epoca si parlava di un interessamento di Inter e Real Madrid.
Appende le scarpe al chiodo nel 1982 dopo una stagione in Francia nel Tolosa (12 presenze e 1 gol).

In Nazionale Rob si fa notare nei due Mondiali disputati anche se il rendimento è sempre stato inferiore rispetto a quello dell’Anderlecht, anche a causa dell' ingombrante presenza di Johan Cruyff, che lo costringeva a giocare un po’ più largo rispetto a dove giocava nel suo club. Ottimo il Mondiale tedesco dove si fa notare per essere uno dei migliori dei suoi anche se nella finale gioca solo un tempo venendo sostituito da Renè Van de Kerkhof a causa di guai fisici.
In Argentina invece segna 5 gol (4 su rigore), tra cui spicca il gol numero 1000 nella storia dei Mondiali segnato alla Scozia, e quel palo maledetto nega agli oranje il loro primo titolo iridato, anche se probabilmente, nel caso la palla fosse entrata, l’arbitro italiano Gonnella avrebbe trovato il modo di annullarla. Lo stesso Rensenbrink ha detto più volte “sarebbe meglio se avessi sbagliato di molto, almeno nessuno si ricorderebbe di quel palo all’ultimo minuto”.

Non ha voluto fare l’allenatore preferendo la campagna olandese del suo paese natale, dicendo che “fare l’allenatore causa troppo stress e troppe arrabbiature”.
Giocatore troppo sottovalutato dai critici, faceva del dribbling e della velocità le sue armi preferite, unite ad un senso del gol che pochi possedevano.

Mattia De Cristofaro

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