La storia della nazionale olandese - Gli anni '70 (Settima Parte)


Il 25 giugno 1978, allo stadio Monumental di Buenos Aires 80.000 spettatori assistevano all’incontro tra l’Argentina, padrone di casa, e l’Olanda, vice Campione del Mondo. Lo stadio era interamente dipinto di bianco e di azzurro (i colori della bandiera argentina) con qualche sporadica macchia arancione. L’Argentina godeva dei vantaggi ambientali, ma davanti a quasi un miliardo di telespettatori nessun arbitro avrebbe aiutato troppo sfacciatamente i padroni di casa. Menotti ed Happel si affidarono alle formazioni migliori, con l’Argentina che schierava Fillol; Olguin, Luis Galvan, Passarella, Tarantini; Gallego, Ardiles, Kempes; Bertoni, Luque e Ortiz. L’Olanda rispondeva con Jongbloed; Jansen, Brandts, Krol, Poortvliet; Haan, Willy van de kerkhof, Neeskens, Renè van de Kerkhof, Rep, Rensenbrink.
"Il prologo fu subito tempestoso: Renè van de Kerkhof si presentò in campo con una fasciatura rigida al polso destro, infortunio patito nell’incontro di apertura contro l’Iran. A seguito delle vibranti proteste degli argentini, Gonella gli impose di toglierla e la squadra olandese, per tutta risposta, minacciò addirittura di non cominciare la partita. Momenti concitati, con il pubblico in ebollizione. Poi il giocatore olandese venne fornito di una benda leggera e si poté iniziare la partita con un ritardo di oltre 10 minuti su quello previsto. René van de Kerkhof aveva disputato ben cinque gare con il gesso al braccio destro e nessuna squadra, compresa la FIFA, aveva avuto da obiettare. Era evidente che un tale comportamento era un volgare tentativo degli argentini di innervosire gli avversari. Happel aveva studiato l’Argentina, sapeva che la sua forza era il gioco d’attacco, ma che la retroguardia non era invulnerabile. Decise di adottare una tattica aggressiva per portare il gioco nel settore che gli era più favorevole.
Gli Oranje vanno per le spicce, secondo il loro solito, il pressing sconfina sovente nella scorrettezza e gli argentini sono maestri nell’ingigantire le conseguenze dei falli subiti. Poortvliet stende Bertoni, quindi Haan entra duro su Ardiles e scoppia un alterco tra Neeskens e Gallego. L’arbitro Gonella, inesorabile, ammoniva a tutto spiano, ma sul suo taccuino finivano soltanto giocatori olandesi: Krol, il leader della squadra, Poortvliet, Neeskens, Suurbier. L’Olanda si innervosì perchè l’arbitro sorvolò con disinvoltura su una gomitata che Passarella rifilò in pieno volto a Neeskens, staccandogli due denti! I giudici di linea sono l’austriaco Linemayr e l’uruguaiano Barreto. Entrambe le squadre adottavano la tattica del fuorigioco, ma per due volte gli attaccanti olandesi, lanciati verso il gol, vennero fermati in modo assai inopinabile. Nonostante tutto, l’Olanda tenne l’iniziativa del gioco, Rep punzecchiò Fillol che risponse da campione, salvando ripetutamente il risultato. Happel le provò tutte, comandando il tiro da lontano, ma la superiorità olandese non riuscì a concretizzarsi anche perchè il cannoniere scelto, Rensenbrink, non era precisamente un cuor di leone e, alle prime rudezze di Luis Galvan e Passarella decise di girare a largo. Non è che l’Argentina stesse a guardare: le sue offensive erano condotte prevalentemente sulle corsie esterne, dove la velocità di Bertoni e Ortiz metteva a disagio i massicci difensori olandesi. Bertoni torturava, con il suo gioco variato, il mediocre Poortvliet. Al 37’ un’azione partita dal piede sapiente di Ardiles, e proseguita da Luque, fornì finalmente una palla giocabile al furente Kempes: folgorante anticipo e diagonale incrociato imprendibile per Jongbloed. Il gol, oltre a scatenare il delirio sugli spalti, accese l’estro degli argentini, che chiusero il primo tempo all’attacco su un’Olanda visibilmente sconfortata. La ripresa fu per lunghi tratti deludente; l’Argentina sembrava paga del risultato, sentiva il successo vicino, arretrava il baricentro del gioco a protezione della sua, non irresistibile, difesa. Bertoni e Ortiz si incaricarono di alimentare qualche contrattacco più che altro dimostrativo. L’Olanda rotolava in avanti per forza di inerzia più che per reale convinzione. Non aveva molte idee, non c’era un Cruijff nelle sue fila e lo si notava vistosamente. Anche Rep non era in giornata, spento ed impaurito venne chiamato fuori da Happel che lo sostituì con il combattivo, ma tecnicamente mediocre, Nanninga al 58’. Haan e Brandts, sulla scia di quanto fatto contro l’Italia, armarono velleitari tiri dalla distanza che Fillol neutralizzò con sicurezza. Anche l’arbitro dava la chiara impressione di voler arrivare fino in fondo senza complicazioni e, quindi, spezzettava il gioco in continuazione. A nove minuti dal termine, Renè van de Kerkhof, in proiezione esterna, centrò un pallone pericoloso nell’area argentina, pasticciarono Tarantini e Luis Galvan, Nanninga, con la collaborazione di Poortvliet, riuscì a far rotolare la sfera nella rete di Fillol. In realtà per molti anni il gol fu assegnato a Poortvliet anziché a Nanninga poiché, dopo il gol, la televisione argentina indugiò a lungo sul difensore olandese. Mentre calava il gelo sugli spalti, la gara si riaprì clamorosamente. Quello che accadde al novantesimo minuto rimarrà per sempre indelebile nella memoria degli olandesi. Rensenbrink riemerse dal suo torpore, filò diritto come una spada fra la stranita difesa argentina, chiuse con un tiro imprendibile dalla sinistra, cercando lo stretto varco fra il portiere e il palo di destra. Fillol era battuto, il pallone, violentissimo, incocciò in pieno il legno e rimbalzò in campo, l’arbitro, a scanso di equivoci, fischiò la fine dei tempi regolamentari. Nei tempi supplementari l’Argentina dimostrò finalmente di meritare, in parte, il suo titolo mondiale. Sin qui era stata affettuosamente accompagnata e sorretta da tante mani lungo il cammino. Ma adesso si ritrovava sola e reagì da squadra vera. L’Olanda aveva lasciato su quel palo tutti i suoi sogni. I tempi supplementari, che avrebbero dovuto vederla prevalere per il suo superiore atletismo, furono invece una sofferenza. La coppia Kempes–Bertoni impazzava senza remissione. Al 104’ Bertoni avviò l’attacco, servì Kempes che saltò imperiosamente i due centrali olandesi, invitò Jongbloed all’uscita e lo trafisse in controtempo. Dieci minuti dopo, le parti si invertirono. Kempes aggredì frontalmente la difesa avversaria, poi offrì un delizioso assist a Bertoni che realizzò a porta vuota.

Gli olandesi erano furibondi e contestarono l’arbitraggio contrario, al punto che lasciarono il campo senza assistere alla consegna della Coppa del Mondo alla squadra vincitrice. Happel si negò alla conferenza stampa e Krol non si presentò a ricevere il premio per il secondo posto. Forse l’Olanda avrebbe meritato la vittoria, ma le parole di Passarella, venticinque anni dopo, sono eloquenti: “Era scritto che avremmo vinto noi il Mondiale e se il tiro di Rensenbrink fosse entrato, l’arbitro avrebbe sicuramente trovato il modo di annullarlo”. Il risultato di quel Mondiale era scritto in partenza: l’Argentina doveva vincerlo. Lo voleva la giunta militare che aveva preso il potere un paio di anni prima grazie a un colpo di stato, lo voleva il Generalissimo Videla per nascondere agli occhi del mondo un regime brutale costruito sulla censura e sulla corruzione, sulla tortura e sull’omicidio di migliaia di persone considerate “elementi sovversivi”. La famigerata finale ebbe un pre partita da brividi. Johnny Rep, a distanza di anni, ricorda: “Faceva un caldo terribile, c’erano militari col mitra spianato in ogni angolo, e il nostro pullman impiegò un’ora a percorrere i venti chilometri che ci separavano dallo stadio perché le strade erano piene di gente che tiravano sassi contro i vetri del conducente e picchiavano i pugni contro il mezzo gridando “Argentina!, Argentina!”. In Olanda la delusione per la sconfitta fu di gran lunga minore rispetto a quella di Monaco di Baviera. Non ci volle molto per capire che i tulipani erano stati un semplice corollario; ci fossero stati al loro posto il Brasile, l’ltalia o la Germania Ovest, non sarebbe cambiato nulla.

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1 Commenti a quello che hai letto:

  1. Purtroppo, è tutto vero: è stata la più grande vergogna della storia del calcio

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