I talenti del calcio olandese: Daley Blind, il terzino dell'Ajax figlio Danny Blind

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Anche un uomo fermo e deciso come Louis Van Gaal non potrà essere rimasto impassibile nello scrivere il cognome Blind sulla lista dei convocati in Nazionale. Insieme a Danny Blind ha condiviso emozioni e trionfi, che il commissario tecnico olandese spera di rivivere con il giovane Daley.


Daley Blind nasce ad Amsterdam il 9 marzo 1990. Figlio dello storico capitano Danny Blind, non poteva che crescere nel settore giovanile dell'Ajax. Per un ragazzo che si affaccia al mondo del calcio non è semplice portare sulle spalle un cognome pesante, a maggior ragione se quel cognome rimanda a tutti i più grandi successi dei lanceri, in Olanda ed in Europa.
Il giovane Daley incomincia dunque così la sua carriera, formandosi nello Jong Ajax e bruciando le tappe. Dopo aver fatto l'intera trafila delle squadre giovanili viene aggregato nell'estate 2007 alla squadra B-Junior, nella quale si sentirà un pesce fuor d'acqua. Non perchè il livello è troppo elevato, tutt'altro. La sua personalità ed il suo modo di stare in campo lo portano nel giro di pochi mesi ad essere uno dei pilastri della squadra A-Juniores. L'anno di formazione con i giovani olandesi è ritenuto sufficiente dall'allenatore Marco Van Basten, che chiede a Blind di aggregarsi alla prima squadra per il ritiro estivo della stagione 2008-09.

Il giovane Daley, che ha sempre giocato come laterale basso di centrocampo o come terzino, si mette a totale disposizione della squadra, cercando di apprendere il più possibile dai compagni. Il connazionale Van der Wiel e i belgi Vermaelen e Vertonghen lo guidano in un processo di crescita sportiva che porterà il non ancora maggiorenne Daley a debuttare con l'Ajax. Il 7 dicembre 2008, nella trasferta in casa dell'FC Volendam, Daley Blind viene chiamato in campo al minuto 62, subentrando proprio a Gregory Van der Wiel. Passa poco più di un minuto ed il giovane terzino si guadagna un calcio d'angolo, dal quale scaturirà il goal del successo, firmato da Vertonghen.
La stagione si chiuderà con sole 5 presenze all'attivo, ma la consapevolezza di essere diventato un giocatore professionista. L'approdo di Martin Jol sulla panchina dei lanceri, nel luglio 2009, rallenta l'inserimento di Blind in prima squadra. Dopo 6 mesi senza apparizioni il giovane figlio d'arte viene ceduto in prestito al Groeningen, club celebre per aver formato alcuni dei più cristallini talenti olandesi: i fratelli Koeman, Jan van Dijk ed Arjen Robben. Con i biancoverdi gioca tutto il girone di ritorno, convincendo l'Ajax a riportarlo ad Amsterdam. Il feeling con Martin Jol è sempre piuttosto scarso, ma il manager olandese viene esonerato a dicembre e sostituito da Frank de Boer, compagno di mille battaglie del padre Danny.
La musica cambia decisamente ed il numero 17 viene impiegato con una certa regolarità, avendo dunque la possibilità di mostrare tutto il suo valore. Con l'inizio della stagione 2011-12 Daley Blind conquista definitivamente il posto da titolare, riuscendo a giocare con continuità e a siglare la prima rete fra i professionisti.
Punto fermo delle nazionali giovanili olandesi, Daley Blind ha iniziato la sua esperienza internazionale nel 2006, aggregato all'Under17. Il processo di crescita lo vede protagonista sia in U19 che in U21, con la quale fallirà però la qualificazione ad Euro2009. La bella favola di Daley Blind ha il suo lieto fine il 4 febbraio 2013, quando viene appunto inserito da Van Gaal nell'elenco dei convocati per la partita amichevole contro l'Italia.

Generalmente amo aprire le mie schede con una serie di aggettivi che contraddistinguano il giovane talento. Nel caso di Daley Blind credo ne basti uno: duttile. Cresciuto come laterale basso di centrocampo, Blind è in grando di ricoprire davvero tante posizioni in campo. Frank de Boer lo ha definitivamente trasformato in terzino sinistro, ma è stato spesso impiegato sia in posizione più avanzata che come mediano davanti alla difesa. Inutile nasconderci, ci troviamo di fronte ad un giocatore davvero interessante.
Ambidestro e tecnicamente validissimo, Blind ha ereditato dal padre molto più del solo cognome. Il suo senso della posizione è eccelso, così come la sua corsa. Sulla fascia sinistra è un permanente stantuffo, abile a chiudere gli attacchi avversari e subito pronto a lanciarsi negli spazi per servire i compagni in mezzo all'area con i suoi cross vellutati. Ciò che più mi ha colpito e che mi ha fatto davvero rivedere in lui il grande Danny, è stata la sua personalità. Daley gioca con la tranquillità di un veterano ed è sempre pronto ad aiutare i compagni.
180 cm per 72 kg di peso, Daley Blind non ha un fisico imponente, ma è ben bilanciato e sa tener botta anche con gli attaccanti più forti. Una delle sue armi è la velocità, che gli permette sia di giocare in anticipo che di recuperare. Con Frank de Boer come tecnico ha trovato un grande maestro, migliorando tatticamente e nel modo di stare in campo. La sua poliedricità lo portava spesso a perdere l'uomo in fase di non possesso palla, ma dopo un anno di insegnamenti è ora in grado di scalare correttamente, rendendo la vita dura a qualsiasi ala.
Nonostante due piedi certamente molto educati, Daley Blind ha scarsa confidenza con la porta avversaria. Spesso preferisce il suggerimento ai compagni al tiro diretto verso la porta, ed in questo ha margini di miglioramento notevoli. Ad Amsterdam si sono però fino a questo momento concentrati sul fare di lui un terzino affidabile, lavorando molto sul colpo di testa, fondamentale che madre natura non gli aveva regalato.

La storia del calcio, specie quello olandese, è ricca di "figli d'arte" che hanno tradito le attese. Pensiamo a Jordy Cruijff, figlio del grande Johan, che ha militato nelle più grandi squadre europee senza mai lasciar traccia. Ho volutamente fatto quest'esempio per sottolineare che Daley Blind è, invece, un ragazzo di talento, che non si trova in Nazionale solo per il suo cognome.
Umile e con grande spirito di sacrificio, ha davanti a sè una carriera brillante. La scelta di rimanere all'Ajax si è rivelata vincente, perchè gli ha permesso di essere inserito in un 

contesto sportivo di primissimo ordine, senza fretta.

Autore: Daniele Berrone, generazioneditalenti.com 

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