Viste da noi: Olanda-Romania

Torna "Viste da noi", la rubrica del nostro blog dedicata a chi ha avuto la fortuna di assistere ad una gara riguardante una squadra olandese allo stadio, volendo dare spazio, con questo racconto, alle emozioni che si provano assistendo ad una gara nel paese del totaal voetbal.
Oggi leggiamo la testimonianza di Wouter Pennings, nostro nuovo collaboratore, che ha assistito alla recente sfida tra Olanda e Romania valida per la qualificazione al Mondiale di Brasile 2014!

Altri tre punti importanti e la cima della classifica del gruppo, ottenuti con un gioco arioso e più convincente rispetto alla sfida con l'Estonia.
Ovvio che l'atmosfera all'Amsterdam ArenA era ricca di entusiasmo: l'allegria ed il piacere del pubblico per la prestazione degli Oranje non si è mai placato, nonostante il freddo terribile che sta torturando il Paese già da quasi un mese.
Ad un'ora dall'inizio del match, nel treno di linea 54 della metropolitana (che conta cinque sole stazioni sotterranee), che porta dalla stazione centrale allo stadio, non si contano le persone vestite di arancione. Non solo magliette e sciarpe, ma interi costumi di ogni genere. Quando gioca la Nazionale, qui in Olanda è sempre carnevale. E' presente persino qualcuno vestito da Papa, compreso di cappellino. 
Un'intero vagone di tifosi, all'improvviso, inizia a saltellare e cantare uno strano coro: "Hum-pa-pa, hum-pa-pa!", mentre qualche rumeno non ci capisce un tubo...Una volta arrivato in zona stadio, un quarto d'ora più tardi, l'immagine è la stessa ma al quadrato. Siamo sempre alla stazione di Bijlmer, il quartiere intorno l'ArenA, dove abitano tanti stranieri, uomini delle vecchie colonie: Suriname, Curacao e il contrasto non può essere più grande che qui. Un curacaoano scuote la testa e borbotta qualche parola su 'uomini bianchi' che 'dovrebbero venire al mio Paese, così diventerebbero un po' più abbronzati!'

Per sfortuna l'amico del vostro inviato, in possesso dei biglietti della partita, si presenta alla stazione soli cinque minuti prima dell'inizio e così io, senza biglietto, sono costretto ad aspettarlo, assistendo al flusso infinito di persone vestite di arancione arrivate allo stadio da ogni dove: Margraten, Stadskanaal, Vortum, tutti i paesini della provincia sono presenti con una delegazione della capitale. Il sottoscritto, proveniente della zona del capitale, riconosce solo alcuni dei dialetti.

I primi minuti di gioco, all'interno dello stadio, sono stranamente accompagnati dal silenzio. Quando la palla viene gestita dall'Olanda, si sente qualche 'uuuh' oppure 'aaah' isolato, ma quando va dentro il tiro di Van der Vaart, scaturito insolitamente dal destro del giocatore dell'Amburgo, parte la festa: si accendono i fumogeni, mentre l'ormai classico di Parla et Pardoux, 'Liberté', viene sparato dagli amplificatori di questa cattedrale del calcio, trasformatasi per qualche secondo in una maxidiscoteca. Cinquantamila persone esultano per il vantaggio olandese.
Vivremo altre tre volte quella sensazione di pazzia e c'è rammarico per qualche altra occasione non sfruttata a pieno. La nazionale Oranje sta bene, gioca con belle idee, ma non sempre svolge i compiti come vorrebbe vedere il suo allenatore. La mano di Louis van Gaal mano si vede chiaramente in questa squadra. L'atteggiamento dei ragazzi completamente giusto, stavolta anche quello di Robben. Questa Olanda va. Con tutti quei giovani del Feyenoord, con il campione Van Persie che partita dopo partita trova più fiducia con la maglia arancia sulle spalle. Con Daley Blind, mostrando di esserci nonostante il padre vice ct anziché grazie a lui. E soprattutto con l'entusiasmo di tutti.

In Olanda, più che in altri paesi, tifosi dei club snobbano tante volte il pubblico che viene attratto della Nazionale. Più buffoni che amanti del calcio, forse. Più provinciali che abitanti delle grandi città, sicuramente. E magari manca un po' l'atmosfera tipica calcistica. Senza insulti, né sui striscioni né nei cori... Ma quali cori? Venti volte il "wave", l'onda, gira intorno le tribune, dalle curva alla tribuna centrale (anche se nell'ArenA non esiste quel vecchio sistema come negli impianti italiani) e quasi sempre e dovunque con la stessa felicità.

E così non si sente tanto del freddo, nessuno s'arrabbia per il casino dei portieri (se Steek torna a convincere sarà senza dubbi ancora il numero uno) o per un passaggio sbagliato. La gente si gode lo spettacolo e con la copertura chiusa sono stati quasi novanta minuti piacevoli, soprattutto per chi ama più la musica carnevalesca che il calcio.

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