I protagonisti del calcio olandese: Johan Neeskens, l'altro Johan


Parlando di Olanda, dell'Olanda calcistica, il nome Johan rievoca senza alcun dubbio la figura di Cruijff, leggendario numero 14 destinato a cambiare il gioco del calcio per sempre.
Quest'oggi, però, le attenzioni non si concentreranno sul Profeta del gol, ma sul suo scudiero, su quel calciatore grazie al quale Cruijff ha dato il meglio di se, condividendo i successi, le stesse maglie e persino lo stesso nome.

Johannes Jacobus, detto Johan, Neeskens nasce e cresce, anche calcisticamente, ad Heemstede, a Nord Ovest di Amsterdam. Le sue grandi capacità sul rettangolo verde vengono presto notate da Rinus Michels, che a diciannove anni, su suggerimento di Arie van Eijden (che ad Heemstede, all'RCH, aveva chiuso la carriera) lo convince a raggiungerlo all'Ajax, dove era in cantiere la squadra che di lì a poco, grazie ai vari Haan, Ruud Krol, Muhren e Cruijff, avrebbe stupito il mondo per la sua perfezione. Quella di Michels (e poi di Kovacs, negli anni successivi) è una macchina perfetta, nella quale Neeskens si inserisce a meraviglia, mettendo in luce la sua dote fondamentale: la poliedricità. Arrivato per fare il terzino destro, grazie alla sua duttilità viene spostato prima in mediana, poi in attacco. Il risultato, manco a dirlo, non cambia e l'Ajax continua a macinare successi, vincendo tre Coppe dei Campioni consecutive. Polmoni inesaurbili, grandissima dimistichezza con il pallone tra i piedi, carisma da vero leader, imbattibile (o quasi..) nei contrasti e senso del goal lo rendono un calciatore universale, l'emblema del calcio totale di cui si parlerà nei decenni a venire.

Nell'estate del 1974, ad un anno di distanza da Cruijff, anche Neeskens si trasferisce a Barcellona, dove diventa immediatamente un idolo della tifoseria locale, inizialmente titubante circa il suo arrivo al Camp Nou per sostituire una stella come Hugo Sotil. Non è solo la qualità calcistica ad essere apprezzata dai supporters blaugrana, ma anche l'immediata identificazione di Neeskens con la causa catalana. Per lui, reduce dalla sfortunata finale dei Mondiali contro la Germania Ovest, nella quale segnò anche il goal del provvisorio vantaggio, l'avventura a Barcellona si traduce in 219 partite e 53 goal, e la vittoria di una coppa di Spagna e una coppa delle Coppe.
La sua carriera sarà ancora lunga, e racconta di una prima avventura negli Stati Uniti, nei Cosmos di New York, di un ritorno sfortunato in Olanda, dove giocherà solo 7 partite con la maglia del Groningen prima di tornare negli USA per altri due anni, dove si darà persino al calcio a 5 con Kansas City Comets. L'ultima esperienza da calciatore, prima di appendere le scarpette al chiodo e dedicarsi alla carriera da allenatore, è in Svizzera, dove giocò con il Lowenbrau, il Baar e lo Zug, non esattamente squadre di primo livello.


Neesekens diventerà vice allenatore di Rijkaard prima e di Guus Hiddink poi sulla panchina della Nazionale, prima di condurre il NEC Nijmegen ad una storica qualificazione alla Coppa UEFA nei primi anni 2000. Terminata l'avventura con i rossoneroverdi, lo vedremo ancora come vice allenatore (ancora di Hiddink e Rijkaard) sulle panchine di Australia, Barcellona e Galatasaray, prima del trasferimento in Sudafrica, dove per un anno ha allenato i Mamelodi Sundowns prima dell'esonero seguito da una violenta contestazione, con i tifosi locali che hanno letteralmente aggredito l'allenatore olandese.
 
A dispetto di quanto fatto in campo, dove insieme a Cruijff ha composto una delle coppie più forti mai viste su di un rettangolo verde, Neeskens non ha raccolto grandi fortune in panchina. La consolazione, però, per lo scudiero del Profeta del gol, può essere la consapevolezza di aver ispirato ed influenzato il calcio moderno, quello in cui il movimento senza palla e la dinamicità degli interpreti è diventato il fulcro di ogni schema di gioco.


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