La storia del PEC Zwolle, la fenice d'Olanda



Stretta tra il lago artificiale IJsselmeer e il confine tedesco, la provincia di Overijssel è sorprendentemente ricca di storia calcistica. Le radici della squadra del suo capoluogo, Zwolle, affondano fino ai primi anni del novecento, quando alcuni rappresentanti di due piccoli club locali, il PH (Prins Hendrik, in omaggio al Principe Enrico dei Paesi Bassi) e l'EDN (acronimo di Ende Desespereert Nimmer, traducibile come "Mai disperarsi, mai") decisero di unire le forze e dare vita ad una realtà calcistica più competitiva.
Fu così, che nei primi giorni di giugno del 1910, in una stanza dell'Hotel Koenders che affacciava sul Grote Markt, nacque la PH EDN Combinatie, o più semplicemente PEC.

La neonata società calcistica avrebbe giocato le partite casalinghe al Bleekien, nient'altro che un prato falciato in un'area che, al pari dell'intera provincia, aveva una superficie prevalentemente sabbiosa.
Nonostante il campo più che modesto, il PEC strizzava l'occhio alla borghesia locale, riuscendo ad affermarsi rapidamente come uno dei maggiori club di Zwolle, insieme allo ZAC, fondato nel 1893 e che strizzava l'occhio alla classe degli imprenditori del capoluogo dell'Overijssel, e agli Zwolsche Boys, supportati dalla classe operaia. 

La rivalità tra i club locali, c'era da immaginarselo, fu immediatamente aspra. Le sfide più calde erano soprattutto quelle tra lo Zwolsche Boys e il PEC, i cui campi di gioco sorgevano a breve distanza l'uno dall'altro, mentre lo ZAC (acronimo di Zwolsche Athletische Club), guidato dal leggendario Beb Bakhuys, in quegli anni si laureava Campione del Oostelijk Kampioenschap, campionato riservato alle squadre delle province dell'Est dei Paesi Bassi, guadagnando l'accesso alla competizione nazionale. Nel 1928, proprio quando lo ZAC faceva il salto di categoria, anche il PEC raggiunse la sua prima finale di Coppa d'Olanda. L'avversario, l'RCH Hilversum, più ricco ed esperto, davanti a 400 persone e con un goal per tempo, riuscì a fare suo il trofeo. Nonostante il rammarico per l'occasione persa, i giocatori del PEC, raggiunta una finale che mancherà per i successivi 50 anni, traggono esperienza dalla partita e, consapevoli delle proprie potenzialità, proseguiranno il proprio processo di crescita serenamente.

Non sorprende, per un club ambizioso, la scelta di passare al calcio professionistico nella stagione 1955/56. Le dimensioni societarie e le disponibilità economiche, commisurate a quelle di altre squadre del paese, fecero si che il PEC, nel corso degli anni a venire, riuscisse ad assestarsi nella Tweede Divisie, la terza serie del neonato campionato professionistico olandese, galleggiando nella parte medio-bassa della classifica e dando vita ad accese sfide con i Zwolsche Boys, eterni rivali, il cui campo sorgeva dall'altra parte della Boerendanserdijk.



Le diverse disponibilità sul piano economico dei due club fecero si che nel giro di un biennio, tra il 1969 e il 1971, il PEC annettesse in un primo momento i migliori giocatori degli Zwolsche Boys, forzati a ridimensionarsi e tornare nella sfera amatoriale del calcio in Olanda, aggiungendo in un secondo momento la parola Zwolle al proprio nome ufficiale, nel tentativo di promuovere l'immagine della città e di diventarne, a stretto giro, il club di riferimento sul panorama calcistico.
Nel decennio della grande Olanda, quando il Feyenoord e soprattutto l'Ajax imperversavano in Europa, il PEC Zwolle acquistò maggiore notorietà in patria, stupendo tutti con delle ottime prestazioni in Coppa d'Olanda (nel 1977 giunsero alla seconda finale di Coppa, persa contro il Twente ai supplementari) e in Eredivisie dove, alla prima partecipazione in assoluto, chiusero la stagione all'ottavo posto.
A zittire gli scettici furono una serie di ottimi risultati ottenuti all'Oosterenk Stadion contro Feyenoord, PSV e Ajax. 

Negli anni in cui iniziò a farsi una reputazione da "Ammazzagrandi", il PEC Zwolle poteva schierare una serie di giovani talenti, Rinus Israel su tutti. Memorabile è la vittoria per 3 a 0 sull'Ajax in un quarto di finale della KNVB Beker del 1976, nel periodo in cui quella biancorossa era tra le squadre più forti d'Europa.

Per sopravvivere nella massima serie olandese, oltre ai buoni risultati ottenuti contro le big del paese, erano necessari soprattutto i fondi per mantenere in piedi il club che vestiva di verde. 
Quando la Slavenburgse Bank, di proprietà dell'allora Presidente del club Van der Wal, fu costretta a dichiarare la bancarotta per un debito di oltre 6 milioni di fiorini, al vertice del club fu necessario un passaggio di mano, agevolato dall’intervento di Martin Eibrink, facoltoso businessman locale. Eibrink appianò immediatamente i debiti della società e ne cambiò nuovamente il nome, che dal 1982 fu rinominata PEC Zwolle ’82, quasi a voler marcare una nuova rinascita del club dell’Overijssel, ora più stabile economicamente e intenzionato a fare un ulteriore balzo in avanti nelle gerarchie del calcio in Olanda.

Sotto la sua gestione, Eibrink fece rinnovare lo stadio Oosterenk, intitolando la tribuna principale a Johan Cruijff (cosa che, stranamente, non era mai stato fatto ad Amsterdam), proprio perché il giocatore disputò lì il suo ultimo match ufficiale, il 13 maggio 1984. Il facoltoso businessman portò a Zwolle giocatori leggendari come Johnny Rep e Cees Van Kooten che, seppur alla fine delle loro luminose carriere, alzarono ulteriormente il livello tecnico della squadra.

Il sogno di grandezza del neonato PEC Zwolle '82 venne spezzato da una serie incredibili di infortuni che falcidiarono la squadra, retrocessa mestamente in Eerstedivisie nel 1985. Più che un dramma, il passaggio nella seconda serie apparve come un piccolo incidente di percorso, minimizzato ulteriormente dagli ottimi risultati ottenuti nel corso degli anni e dal calcio spettacolo ed offensivo offerto dalla squadra, allenata, proprio nell’anno della retrocessione, da un giovane e ancora sconosciuto Co Adriaanse.



Sotto la guida del promettente Adriaanse, in squadra si mise presto in luce il talentuoso centrocampista Foeke Booy, autore di 37 goal in 67 partite giocate in due stagioni disputate con la maglia del club di Zwolle e protagonista della nuova promozione del PEC in Eredivisie.
L’aumentare del tasso tecnico della squadra, che per due anni riuscì a galleggiare intorno alla mezza classifica nella massima serie, stranamente coincise con il diminuire dell’entusiasmo degli sponsor della squadra. Il vulcanico Presidente Eibrink, stanco della poca fiducia data alla propria squadra anche dalle autorità locali, minacciò di trasferire il club nelle vicine cittadine di Lelystad, Almere o Assen. L'operazione non si concluse e Eibrink, stufo, decise di lasciare il club, facendolo piombare in una tremenda crisi finanziaria, acuita dalla nuova retrocessione del 1989.
Il collasso societario era solo agli inizi, perché alla retrocessione seguirono le proteste dei giocatori che non ricevevano gli stipendi da mesi e la Slavenburgse Bank, principale salvagente del club da oltre dieci anni, decise di sospendere i finanziamenti, costringendo il PEC Zwolle '82 a dichiarare la bancarotta nel Marzo del 1989.

Un anno e quattro mesi dopo, nel Luglio del 1990, come fenice che rinasce dalle proprie ceneri, una nuova organizzazione societaria, nuovi sponsor, un nuovo stemma e finanche nuovi colori societari, annunciarono la neonata FC Zwolle.
L'entusiasmo di un 
giovanissimo Jaap Stam, insieme ai vari Konterman, Hasma e Van der Vegt portarono subito la squadra che vestiva la casacca biancoblu a sfiorare la promozione in Eredivisie e al memorabile quarto di finale di Coppa, perso contro il Feyenoord solo ai calci di rigore.

Tra il finire degli anni novanta e i primi duemila, nella Provincia in cui la superficie 
è inframezzata da piccoli fiumi e ruscelli, eccetto a nord-ovest, dove dominano laghi e polder. il FC Zwolle seppe confermarsi come una delle squadre più interessanti della Eerstedivisie. La vittoria del campionato del 2002/03 significò per i Blauwvingers la promozione in Eredivisie, la prima sotto la nuova denominazione societaria, dopo 13 lunghissimi anni.
L'impatto con il campionato dove giocavano giocatori del calibro di Ibrahimovic, Kuyt, van der Vaart, Robben e la macchina da goal Mateja Kezman fu molto duro e la retrocessione, evitata nel primo anno grazie alla vittoria della Nacompetitie, fu inevitabile la stagione successiva, chiusa all'ultimo posto con 26 punti, 21 dei quali ottenuti dopo la pausa invernale e sotto la guida del nuovo allenatore Hennie Spijkerman.


Il 14 aprile 2012, durante la celebrazione per la vittoria del campionato e quindi della agognata nuova promozione in Eredivisie, è stato annunciato che dalla stagione successiva la società avrebbe assunto nuovamente il nome PEC Zwolle.
Nella nuova fase della storia del club dell'OverIJssel, a essere scolpita nella memoria sono senza dubbio una data e un luogo:
 20 aprile 2014 e lo stadio De Kuip di Rotterdam.
In quel giorno, infatti, il PEC Zwolle, grazie alle doppiette del talentuoso diciannovenne neozelandese Ryan Thomas e di Guyon Fernandez, batte l'Ajax 5-1 in una partita surreale e si aggiudica la Coppa d'Olanda, primo trofeo dopo 104 anni di storia del club.
Il successivo 3 agosto, il club allenato da Ron Jans riesce a vincere anche la Supercoppa d'Olanda, sempre contro l'Ajax, e ottiene la possibilità di fare la sua prima, storica, esperienza in Europa. I play-off di qualificazione all'Europa League non vanno benissimo, visto che l'1-1 all'andata e l'1-3 al ritorno contro i ceki dello Sparta Praga costano la mancata partecipazione alla competizione, ma l'entusiasmo è alle stelle per i due trofei vinti pochi mesi prima e alla gente dell'OverIJssel, in fondo, va bene così.

Con una rosa oggettivamente modesta e senza grandi disponibilità economiche, negli ultimi anni il lavoro di Art Langeler, Ron Jans e, oggi, di John van't Schip è oggettivamente da lodare. Qualche giocatore di talento, attività di scouting e tanta, tanta, abnegazione, hanno portato il PEC Zwolle, nella prima frazione dell'edizione 2017/18 dell'Eredivisie, a contendere all'Ajax il secondo posto in classifica, scrivendo nuove pagine della sua storia, fatta di dolorose cadute e di piccole, ma impagabili, gioie.

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